Blindly Dancing, la danza al buio

Una Sala delle Scherma gremita, tanto che l’organizzazione ha dovuto rifiutare alcune iscrizioni per ragioni di spazio: è andata così ieri pomeriggio per la lezione di Blindly Dancing con Elena Travaini e Anthony Carollo, coppia nel ballo e nella vita. La loro è una storia emozionante e positiva, in cui la danza è l’amica fedele, la compagna che ti sprona e ti salva. Elena è affetta sin dalla nascita da una rarissima forma di tumore alla retina e ballare è stato per lei il mezzo per sentirsi una disabile: “la difficoltà maggiore- racconta Elena- non è stata tanto superare una disabilità ma una diversità. Quando ballavo era l’unico momento in cui mi sentivo bene con me stessa perché finalmente venivo guardata perché sapevo fare bene qualcosa e non perché diversa”. Così è maturata la decisione di diventare una ballerina professionista di caraibico e di cimentarsi in competizioni internazionali. “In gara si viene giudicati per la tecnica e in quel caso quello che conta è solo essere bravi”, poi l’incontro con Anthony, la scoperta che ballare in coppia sarebbe potuta diventare la carta vincente. “All’inizio non è stato facile armonizzarsi – racconta Anthony-: c’era qualcosa che non funzionava perfettamente ma non sapevamo bene cosa. Poi ho avuto l’idea di bendarmi: dovevo sentire e provare quello che lei sentiva. Da quel momento è cambiato tutto: siamo migliorati tecnicamente, il nostro feeling è aumentato, non c’erano più distrazioni e ogni singola imperfezione riusciva a essere corretta dall’altro”. Sono arrivate le soddisfazioni, le vittorie e i premi importanti; da lì la decisione di fare della Blindly Dancing una disciplina da insegnare anche agli altri. “Un disabile – spiega Elena – è come colui che messo in una condizione di svantaggio riesce a tirare fuori capacità che non pensava neppure di avere e che da quel momento diventano il motore per superare tutte le difficoltà”. Elena e Anthony oggi insegnano in Olanda, Svizzera ed Italia e in soli 2 anni hanno avuto 120 mila allievi: “non è stato sempre così – confessano –: i pregiudizi da sfatare sono stati tanti e ancora oggi sono duri a morire ma noi non molliamo e anche l’esperienza di Danzainfiera, con tantissime ragazze accalcate all’ingresso per entrare a fare lezione, la soddisfazione di vederle provare un’esperienza nuova, divertirsi, emozionarsi tutte insieme pur non conoscendosi l’un l’altra, ci da ragione di tutto”. Una lezione di Caraibico in cui gli allievi vengono bendati da subito e tutti i passi base vengono spiegati ed eseguiti con una benda sugli occhi. Anthony ed Elena hanno una bambina di 10 anni che spesso portano in giro per il mondo e che balla insieme a loro durante le lezioni. La loro danza si sposa spesso con progetti sociali, utili a sensibilizzare l’opinione pubblica sia verso il mondo dei non vedenti sia verso quei fenomeni di bullismo che non riguardano solo le giovani generazioni. “Spesso in passato mi sono chiesta perché a me, adesso lo so: perchè grazie alla mia esperienza posso insegnare agli altri a non arrendersi, a cercare e trovare le proprie doti nascoste e riuscire così a essere davvero se stessi”. Progetti per il futuro? “ Portare in America la Blindly Dancing e diventare una testimonial mondiale di questa meravigliosa disciplina”. Anthony ed Elena si sono esibiti sul palco della Fortezza da Basso di Firenze ricevendo il Premio Danzainfiera per l’Impegno Sociale; il loro Bachatango sulla musica di Lindsey Stirling ha portato in scena l’armonia della coppia espressa attraverso il linguaggio del corpo grazie a una successione di passi in cui la coppia non perde mai il contatto fisico, trasmettendo al pubblico la sensazione di avere davanti un solo corpo danzante.

Fonte: Ufficio Stampa Danzainfiera Firenze

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