I farmacisti e quei farmaci “mancanti”

In questi giorni è montata un’altra polemica importante in ambito sanitario, la mancanza in moltissime farmacie di farmaci fondamentali, come eparine, broncodilatatori e anche antitumorali. Il problema è dovuto essenzialmente alla crisi italiana, vale a dire che l’irreperibilità dei farmaci è dovuta all’esportazione parallela degli stessi in altri Paesi dell’Unione Europea considerati più redditizi. Purtroppo sono sempre esistiti questi casi di farmaci che in gergo vengono definiti “mancanti”, ma se prima la questione riguardava pochi farmaci ora interessa molti più farmaci con una situazione che per alcuni pazienti è diventata insostenibile. Chi subisce le giuste lamentale dei cittadini sono i farmacisti, i quali vengono accusati troppo spesso e con troppa facilità di lobbismo. Una figura, quella del farmacista, sempre più invisa al potere politico e soprattutto svalutata da liberalizzazioni che rendono il farmacista un semplice “bottegaio”, con tutto il rispetto parlando. Purtroppo essendo l’ultimo anello di congiunzione tra il paziente e la filiera del farmaco è colui che viene additato dai pazienti come usurpatore di non si sa quale potere economico, quando invece il farmacista è colui che per vocazione ha l’aiuto del prossimo come un infermiere o un medico. Il discorso economico non dovrebbe inficiare quella che è la sua professione, sempre volta alla guarigione della persona. Altrimenti è normale e giusto far passare un farmacista come “bottegaio”, ma allora non servirebbe un ciclo di studi lungo e complicato come quello attuale. Quindi la mancanza di questi farmaci è bene chiarirlo non è in alcun modo soggetta al volere economico dei farmacisti ma piuttosto di un Paese che preferisce retrocedere a “paese del terzo mondo” e far lentamente morire i suoi pazienti che necessitano di cure immediate. Il governo è corso ai ripari con un provvedimento che attribuisce all’Aifa (agenzia italiana del farmaco) il compito di redigere una lista di farmaci essenziali dei quali sarà limitata l’esportazione. Ma questo non basta perchè il problema è insito nell’economia del Paese ed è un problema che si risolve con politiche ben più ampie  in ambito economico e non certo con dei provvedimenti che in realtà ricalcano leggi già scritte ma mai rispettate.

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