Ti guardi il pettine e pensi che qualcosa non vada. Più capelli del solito, ogni mattina, sul cuscino, nel lavandino, ovunque. Eppure stai mangiando bene, dormi (più o meno) e non hai attraversato periodi di stress particolare. Eppure aprile, puntuale come ogni anno, porta con sé questo fastidioso ospite: la caduta stagionale dei capelli.

La caduta primaverile esiste davvero: non è nella tua testa
La perdita di capelli in primavera è un fenomeno reale, documentato dalla tricologia e dalla dermatologia. Si chiama effluvio telogen stagionale e colpisce una percentuale significativa della popolazione, in particolare le donne tra i 20 e i 50 anni, anche se non risparmia gli uomini.
In condizioni normali, il capello segue un ciclo diviso in tre fasi: anagen (crescita attiva), catagen (transizione) e telogen (riposo e caduta). Ogni giorno perdiamo tra i 50 e i 100 capelli: è fisiologico. Ma in alcuni periodi dell’anno, questo numero può salire notevolmente, fino a 200-300 capelli al giorno, senza che ci sia una patologia sottostante.
Perché succede proprio in primavera?
La risposta affonda le radici nella biologia evolutiva. I mammiferi mutano il pelo con i cambi stagionali, e gli esseri umani conservano traccia di questo meccanismo antico. La luce solare è il principale regolatore: con l’allungamento delle giornate, i fotorecettori del cuoio capelluto percepiscono il cambiamento luminoso e spingono un numero maggiore di follicoli verso la fase telogen, quella di caduta.
Ma la primavera del 2026 porta con sé anche variabili aggiuntive. Le temperature ballerine di marzo e aprile, con sbalzi termici anche di 15 gradi tra il giorno e la notte, mettono sotto pressione il sistema ormonale. Il cortisolo, l’ormone dello stress, tende ad aumentare nei periodi di transizione climatica, e livelli elevati di cortisolo interferiscono direttamente con il ciclo follicolare.
Il ritardo di tre mesi: il capello che cade oggi era già segnato
Uno degli aspetti più controintuitivi dell’effluvio telogen è il suo ritardo temporale. I capelli che cadono ad aprile hanno subito il danno o lo shock biologico circa 60-90 giorni prima, ovvero durante l’inverno. Un’influenza intensa, un periodo di stress lavorativo, una dieta troppo restrittiva a gennaio o febbraio: tutto questo si manifesta sulla chioma proprio ora.
Questo spiega perché molte persone associano la caduta primaverile a cause sbagliate, incolpando shampoo cambiati o l’aria condizionata, quando in realtà il problema ha origini molto più lontane nel tempo.
Cosa accelera la caduta: i fattori da tenere d’occhio
- Carenza di ferro e ferritina: è una delle cause più frequenti e sottovalutate, specialmente nelle donne in età fertile. La ferritina bassa compromette la produzione di cheratina.
- Deficit di vitamina D: dopo un inverno italiano con poca esposizione solare, i livelli possono essere insufficienti anche ad aprile.
- Alterazioni tiroidee: l’ipotiroidismo subclinico si manifesta spesso con caduta diffusa dei capelli e viene spesso confuso con la caduta stagionale.
- Diete ipocaloriche: il corpo in deficit calorico devia le risorse dagli annessi cutanei, considerati non essenziali per la sopravvivenza.
- Stress cronico: il cortisolo elevato accorcia la fase anagen e prolunga quella telogen.
Come distinguere la caduta stagionale da qualcosa di più serio
La caduta stagionale ha caratteristiche precise: è diffusa su tutto il cuoio capelluto, non crea zone glabre o diradamento localizzato, e si risolve spontaneamente entro 2-4 mesi. Se invece noti una zona specifica che si dirada, una linea di attaccatura che arretra, o capelli che si spezzano invece di cadere dalla radice, è il momento di consultare un dermatologo o un tricologo.
Un semplice esame del sangue con emocromo completo, ferritina, TSH, vitamina D e zinco può escludere le cause più comuni di caduta non stagionale. Costa poco e fornisce informazioni preziose.
Il test del tiraggio: fallo a casa in un minuto
Afferra una ciocca di circa 50-60 capelli e tira delicatamente ma con fermezza. Se ne cadono più di 6-8, la caduta è attiva e superiore alla norma. Non è un test diagnostico definitivo, ma è un buon punto di partenza per capire se vale la pena approfondire.
Cosa fare concretamente adesso
La buona notizia è che la caduta primaverile, nella maggior parte dei casi, si gestisce efficacemente con accorgimenti mirati. Ecco cosa funziona davvero:
- Integra la dieta con proteine di qualità: il capello è fatto quasi interamente di cheratina, una proteina. Uova, legumi, pesce e carni magre sono alleati concreti.
- Valuta un integratore specifico: le formule a base di biotina, zinco, metionina e cisteina hanno evidenze scientifiche moderate ma reali nella riduzione dell’effluvio telogen. Parlane con il medico prima di iniziare.
- Non aggredire i capelli quando sono bagnati: in fase di effluvio, il capello è più fragile. Asciugalo tamponando, non strofinando.
- Riduci il calore degli strumenti: phon, piastre e arricciacapelli a temperature elevate fragilizzano lo stelo del capello già indebolito.
- Gestisci lo stress con metodo: non basta dire di rilassarsi. Tecniche di respirazione diaframmatica, attività fisica moderata e un ritmo del sonno regolare abbassano concretamente i livelli di cortisolo.
Se entro giugno la situazione non migliora, o se la caduta è intensa fin da subito, prenota una visita tricologica. Prima si individua la causa, prima si interrompe il ciclo. I capelli hanno una memoria corta: con le giuste attenzioni, quasi sempre tornano.