Hai superato la primavera credendo di essere salvo. Niente starnuti ad aprile, niente occhi rossi a maggio. E invece eccoti qui, a giugno inoltrato, con il naso che cola e la gola che prude. Non stai esagerando: le allergie estive esistono, colpiscono milioni di italiani e spesso vengono confuse con un raffreddore estivo o con i postumi del caldo.

Quello che pochi sanno è che la stagione dei pollini non finisce con la primavera. In Italia, a giugno, siamo nel pieno di una seconda ondata allergenica che riguarda piante molto diffuse sul territorio nazionale. E il 2026 non fa eccezione: dopo le anomalie climatiche della primavera, la fioritura di diverse graminacee e altre piante si è spostata in avanti, portando fastidi a chi pensava di aver già chiuso i conti con la stagione.
I pollini di giugno: chi sono i responsabili
Le graminacee sono senza dubbio i grandi protagonisti di questo periodo. Parliamo di erbe selvatiche comunissime come la fleolo, la festuca, la loiessa e la parietaria, quest’ultima particolarmente aggressiva nelle aree urbane del Centro-Sud. La parietaria, nota anche come erba vetriola, cresce sui muri e nelle fessure del cemento: è difficile da evitare anche in città.
A queste si aggiungono le composite, una famiglia che include l’artemisia, diffusissima nelle campagne italiane. L’artemisia inizia il suo ciclo di pollinazione proprio a giugno, toccando il picco a luglio, ed è responsabile di molte allergie tardive spesso diagnosticate in ritardo.
Infine, nelle zone costiere e lacustri, sono ancora in volo pollini di alcune specie arboree come oleandro e olivastro, che in alcune aree del Sud e delle isole prolungano la stagione allergenica ben oltre le aspettative.
Come distinguere un’allergia estiva da un raffreddore
La confusione è comprensibile. I sintomi si sovrappongono: naso che scola, starnuti a raffica, prurito agli occhi, talvolta mal di gola. Ma ci sono alcune differenze utili da tenere a mente:
- Il raffreddore dura 7-10 giorni e tende a peggiorare nei primi giorni per poi migliorare progressivamente.
- L’allergia persiste finché dura l’esposizione al polline, senza miglioramenti spontanei stabili.
- Il muco allergico è quasi sempre acquoso e trasparente, mentre nelle infezioni virali tende a diventare denso e giallastro.
- Il prurito agli occhi e al palato è quasi esclusivamente di origine allergica.
- I sintomi allergici spesso peggiorano nelle ore centrali della giornata e nelle giornate ventose e asciutte, mentre migliorano dopo la pioggia.
Se i tuoi sintomi seguono questi schemi, è molto probabile che si tratti di una reazione ai pollini estivi e non di un’infezione.
Chi è più a rischio e perché il 2026 complica le cose
Chi ha già una diagnosi di rinite allergica o asma stagionale conosce bene il problema. Ma c’è una quota crescente di italiani che sviluppa sensibilizzazioni tardive, spesso verso i 30-40 anni, senza aver mai avuto problemi in precedenza. I fattori di rischio includono la predisposizione genetica, la vita in ambienti urbani con inquinamento elevato e, sempre più, le variazioni climatiche.
Il cambiamento climatico allunga le stagioni polliniche e aumenta la concentrazione di pollini nell’aria. Uno studio pubblicato nel 2025 su Allergy ha confermato che in Europa le stagioni allergeniche si sono allungate mediamente di 20 giorni rispetto agli anni Novanta. In Italia, le aree più colpite da questa estensione sono la Pianura Padana, la Toscana costiera e la Sicilia interna.
Cosa puoi fare concretamente adesso
Se sospetti di avere un’allergia ai pollini estivi, il primo passo è rivolgerti a un allergologo per un prick test o un esame del sangue per le IgE specifiche. La diagnosi è fondamentale per impostare una terapia mirata invece di arrangiarsi con antistaminici generici.
Nel frattempo, alcune strategie pratiche possono ridurre l’esposizione:
- Tieni le finestre chiuse nelle ore centrali del giorno, quando la concentrazione di pollini è massima. Ventila la casa di mattina presto o dopo la pioggia.
- Evita attività all’aperto nelle giornate ventose e asciutte, soprattutto in campagna o nei parchi urbani con manto erboso.
- Fai la doccia e cambia i vestiti quando rientri in casa, per non trasportare i pollini nell’ambiente domestico.
- Usa occhiali da sole avvolgenti all’esterno: riducono significativamente la quantità di pollini che raggiunge le mucose oculari.
- Controlla i bollettini pollinici locali: il sito della Società Italiana di Aerobiologia (SOA) e molte app meteo italiane aggiornano quotidianamente i livelli pollinici per regione.
Antistaminici: quando bastano e quando non bastano
Gli antistaminici di seconda generazione, quelli che non inducono sonnolenza, possono essere sufficienti per forme lievi. Vanno assunti in modo regolare durante tutta la stagione a rischio, non solo al bisogno, per mantenere un livello costante nel sangue. Nei casi più severi, soprattutto se è coinvolta la broncocostrizione, lo specialista potrebbe valutare corticosteroidi nasali o, in prospettiva, un ciclo di immunoterapia specifica, l’unica terapia che agisce sulla causa e non solo sui sintomi.
La buona notizia è che l’immunoterapia oggi è disponibile anche in forma sublinguale, molto più comoda di quella iniettiva, e si è dimostrata efficace anche per le allergie alle graminacee estive. Richiede tempo, solitamente tre anni, ma può ridurre drasticamente la dipendenza dai farmaci stagionali.
Se giugno ti sta riservando sintomi fastidiosi inspiegabili, non aspettare settembre per parlarne con il tuo medico. La stagione è ancora lunga e la qualità della vita, nelle ore di sole che vorresti trascorrere all’aperto, vale bene una visita.